“Punti fermi” alle origini del circolo agricolo Acatese di Acate-antica Biscari

Circolo agricolo Acate antica Biscari
Continuando a leggere i registri forniti dal presidente Giovanni Raffo, veniamo a conoscenza dei seguenti punti fermi alle origini del Circolo Agricolo:
– La tassa di ammissione al sodalizio, all’atto della fondazione denominato Circolo della Borghesia di Biscari, era di lire sei, mentre ogni socio regolarmente iscritto pagava la tassa mensile di centesimi settantacinque;
– Le riunioni del Consiglio di rappresentanza del Circolo e l’Assemblea generale dei soci in seduta plenaria si tenevano entrambi nel locale sociale di via XX Settembre:
quelle del Consiglio di rappresentanza “Previa lettera” d’invito a tutti i componenti; l’Assemblea generale “Previo avviso” pubblicato nella sede del sodalizio e “Previo segnale” dell’esposizione della bandiera alla porta;
– Quindici soci, estratti a sorte dall’elenco generale, quando si verificava il decesso di un iscritto, dovevano assistere ai funerali con l’obbligo di rimanere in chiesa e, al termine della funzione religiosa, di accompagnare il feretro al cimitero;
– Lo Statuto fondamentale del circolo fu redatto dal signor Direttore Gallo Biagio, letto dallo stesso in Assemblea, e approvato – con lievi obiezioni fatte da qualche socio – “a voti unanimi” e con somma soddisfazione da tutti i presenti, che applaudirono, alla fine, l’operato del signor Direttore;
– il 12 Aprile 1903, per la prima volta, dal Presidente Manusia Mariano venne chiesta all’Assemblea dei soci l’autorizzazione per l’acquisto del locale sociale e per il censimento (in vista dell’acquisto futuro) della stanzetta attigua, che, all’epoca, era abitata dal signor Maganuco Rocco. Il rilievo di questi punti fermi permette, secondo me, una doverosa riflessione:
– Torna ad onore del sodalizio l’osservanza scrupolosa delle regole da parte dell’Assemblea, del Consiglio e del singolo socio; il rispetto profondo dei morti iscritti al Circolo; la soddisfazione generale con cui venne salutata l’approvazione dello Statuto sociale; l’orgoglio legittimo di potere frequentare una sede, di cui i soci stessi fossero i proprietari reali.

Antonio Cammarana

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